Cronache


 

 

La New York City Marathon by Pagliotz (2)
18/11/2005
Pagliotz... vita da cani

La prima puntata ha raccolto un notevole successo tra i nostri visitatori. Tra loro vale la pena citare il "Polacco" dell'Atletica Varazze che, parole sue, rischia il licenziamento pur di leggere attentamente l'epico racconto sul monitor del proprio ufficio.

Ma non perdiamoci in quisquilie o pinzillacchere, è ora di proporvi la seconda fatica letteraria del Paolo... con calma, leggete con calma!

 

 

 

(sottofondo musicale consigliato: "New York state of mind", versione di Carmen McRae)

Nonostante le indefinite ore passate in piedi/viaggio, ed essendo andati a letto alle 23.00 circa ora di NY, alle 04.45 avevamo già entrambi due occhi spalancati come due fari nella notte. Faticosamente, cerchiamo di restare a letto il più possibile per inserirci nei tempi americani, ma alle 06.15 ci buttiamo giù dal letto (perché perdere tempo inutilmente?). Alle 06.45 siamo già in mezzo a Times Square per cercare di goderla con meno gente, ma inutilmente (c'è un casino impensabile anche durante la notte, figuriamoci alle prime luci della giornata).

Raggiungiamo Columbus Circle in tempo (alle 07.00) per l'appuntamento con altri podisti (tali Pitbull e Politi), ma costoro fanno di tutto per evitare di incontrarci, andandosene addirittura in anticipo sull'orario (e pensare che erano quelli che dicevano "Alle 07.00??? Ma sei scemo? Io voglio dormire e riposarmi dal viaggio!!"). Fa nulla, nel frattempo ci aggreghiamo (dovrei dire "ci imbuchiamo") al gruppo di quelli di Terramia che si era messo in posa per la loro foto nella stessa piazza nostra (se guardate la foto che apparirà sui prossimi numeri di "Correre", io sono quello con quell'orribile berretto giallo di Spongebob dietro a Massini...).

Correre a Central Park al mattino presto è un'esperienza che definire "irrealistica" è, per i nostri canoni, un eufemismo. Non ci si può capacitare del numero di podisti presenti a NY che corrono in Central Park. A parte la settimana della Maratona, sono a conoscenza da fonti attendibili che durante tutto l'anno frotte di podisti sono presenti dalle 06.00 alle 22.00 ed oltre. E come potrebbe essere altrimenti? Esistono un infinità di sentieri, parchi dentro il parco, zone protette, laghi, piste di pattinaggio, rilievi (vere e proprie "montagne rocciose" che spuntano dal terreno). Entrare a Central Park vuol dire estraniarsi dal concetto di città, che a NY non è poco. A partire dai rumori, che in questo polmone verde sono attenuati al minimo. Ci incontri podisti di tutti i tipi, dalle stra-gnocche palestrate e sode agli ottantenni su cui non punteresti un soldo bucato. Lì (ed anche in altre situazioni che descriverò poi) capisci il senso dello sport americano. Gli scoiattoli ti attraversano la strada tranquilli, i cani sembrano addirittura essere felici di poterti correre al fianco (http://tinypic.com/flin0i.jpg) e sono incredibilmente giocosi ed affettuosi, non come quelli dei parchi nostrani, che se non stai attento nei movimenti bruschi si fanno colazione con i tuoi malleoli e condiscono il tutto con qualche litro del tuo sangue... Ma questo deriva dall'educazione che gli si impone, ed è un discorso che andrebbe approfondito in altra sede/mail...

Terminiamo il nostro giro "introduttivo" alla città, e trotterelliamo per la Fifth Avenue tornando in ostello per la doccia. Qui prendo la decisione drastica, anche a causa della mia schizzinosaggine, di non farmi la barba per tutto il soggiorno, per non dover allargare tutto il mio "necessaire" personale su tutto il comodo decimetro quadrato esistente all'uopo ("..., but it's an hostel, not an hotel"), nel nostro ampio e comodo bagno in comune... (no, non "col Mune", ma proprio "in comune con altre camere"!).

Capitolo colazione: qui entriamo in un argomento a me caro. Solitamente faccio colazione alternando yoghurt o/e latte con cereali/ovomaltina/miele. A New York non possiamo farla, per due motivi.Primo perché l'ostello non fa servizio colazione, secondo perchè riuscire a fare una colazione simile è improbo da queste parti, se non sei in un grande albergo (e non era il nostro caso sicuramente). Proviamo ad andare dallo Starbucks che si trovava proprio davanti alla porta dell'ostello. Non l'avessimo mai fatto! E' diventata come una droga per noi! In seguito ci siamo andati dalle due alle quattro volte al giorno, fino alla fine della vacanza (http://tinypic.com/fliyyq.jpg, e non so se notate la porzione). Urge però una spiegazione: ovviamente a Manhattan i bar come li intendiamo noi non esistono (o si contano sulla punta di una mano, e sono tutti a Little Italy), e per bere un espresso abbiamo dovuto aspettare di tornare in Italia ed arrivare in un autogrill dopo il confine. Invece Starbucks è una multinazionale della ristorazione (http://tinyurl.com/caabu) molto popolare in USA, dove esistono numerose possibilità di scelta di bevande e variazioni sul tema sul caffé/cappuccino, vendono il loro caffè in grani o già macinato, ed offrono golosissimi snack di complemento. La qualità dei loro prodotti è assolutamente identica in tutti (e sono tanti, ogni 100mt ne trovi uno, e non esagero) i loro locali. Lo stile quindi è un po' come quello di McDonald, dove trovi lo stesso prodotto fatto nello stesso modo con gli stessi ingredienti, in tutto il mondo. La filosofia è però al contrario (io la definisco "slow-drink"), cioè tu ordini alla cassa, paghi, ritiri poco dopo al banco successivo la tua consumazione (con il nome di chi te l'ha preparata), e poi puoi stare lì dentro tutto il tempo che vuoi, ma proprio tutto! Abbiamo addirittura visto una tipa scrivere al portatile verso l'ora di pranzo, siamo andati in giro per NY e all'ora di cena era ancora lì a scrivere!. Ho sentito Guido Bagatta alla radio addirittura, spiegando cosa siano gli Starbucks, dire che esisteva una persona che dava ripetizioni di  una materia scolastica dando appuntamento ad un certo tavolo di un certo Starbucks. Fantastico...
Io ho sviluppato una certa dipendenza dallo "pumpkin spice latte", praticamente un caffellatte con panna aromatizzato con cannella e zucca. Due al giorno dovevano essere miei! Magari accompagnati da un "bran muffin" o da un dolce al cioccolato di cui non ricordo ora il nome...
I prezzi non sono proprio "popolari. Un caffé espresso (che in ogni caso resta una cagata pazzesca, ché quando sciacquo i calzini dopo una corsa resta fuori una brodaglia migliore) costa 1,65 dollari, un cappuccino 3,10 ed il mio spice latte 3,80. Ma le porzioni (caffé a parte) sono ottime ed abbondanti.

(Belin, mi accorgo solo ora che ho scritto una marea di robe e sono solo alle 09.00 di mattina! Ora mi spiccio)

Mentre siamo di strada verso Ground Zero, ci fermiamo al Madison Square Garden perchè il Mune vuole andare a vedere i NY Knicks questa sera ed io lo accompagno a prendere i biglietti, facendo in tempo a farmi fotografare insieme a due miei miti (http://tinypic.com/flj2og.jpg).
Andiamo a Ground Zero, ed io mi commuovo nuovamente alla vista dei bigliettini commemorativi vecchi e nuovi che ancora oggi resistono al passare del tempo. Mi sorprendo un po' facendo caso a come NY abia subito una trasformazione notevole, rubando spazio al mare (paragonate la parte a sinistra rispetto alle torri gemelle di questa foto del 1976 http://tinypic.com/flj3ie.jpg con una cartina attuale della stessa zona). Passiamo anche per la Cappella di St. Paul (questa una parte della facciata http://tinypic.com/flj5eu.jpg e questa una raccolta di "mani" lasciate dai visitatori o dai parenti dopo l'attentato http://tinypic.com/flj5nb.jpg), edificio confinante alle torri rimasto miracolosamente indenne (a parte qualche verto) dalla catastrofe del 2001. Anche questa visita merita davvero.

Nel tragitto tra Ground Zero e Battery Park facciamo una camminata lungo il bel lungo fiume (l'Hudson) cercando anche un baracchino (o uno Starbucks) per mangiare almeno un hot dog, ma siamo forse nell'unica zona di NY sprovvista di tali postazioni e dobbiamo avventurarci nell'unico esercizio dove ci possano vendere da mangiare: un sushi restaurant! Titubanti entriamo, ma la scelta si rivelò particolarmente azzeccata (http://tinypic.com/flj6g4.jpg). Io continuavo a dire al Mune di usare le bacchette, per non fare i cafoni, lui parlava nel frattempo con il susher (voglio dire, con quello che tagliava il pesce. Perché? Come si chiama se no?) cinese (pensa te, un cinese in un sushi restaurant dovevamo beccare...), che gli confessava che nella vita privata mangiava comodamente con le mani. Al ché io mi becco un "Paglio, ma vai a cagare!", con conseguente utilizzo di mani per la raccolta del cibo... Comunque, con 12 dollari a testa ci siamo riempiti la pancia per bene ed in maniera leggera, per i canoni alimentari americani.

Visitiamo poi Liberty Island (qui, con i nostri potenti effetti speciali, sollazzo la statua un po' come a Pisa si regge la Torre http://tinypic.com/flj914.jpg) ed Ellis Island, sulla quale si dovrebbero spendere due parole per quello che ha rappresentato per tutta l'America, ed un po' anche per tutto il mondo. Si potrebbero fare rapporti sui fatti delle epoche precedenti e su quella attuale, essere d'accordo o meno, approfondire, ma mi sa che non tutti hanno voglia di esprimersi pubblicamente al riguardo, e non mi va ora di farlo (ma vedete a che ora spedisco?). Resta il fatto che leggendo la storia di Ellis Island (e vorrei che fosse conosciuta da tutti) non trovo un minimo di logica in quello che succede ora.

Al ritorno dalle isole, le strade mie e del Mune si dividono (non prima di un'incursione in un altro Starbucks). Lui va a vedere i Knicks ed io vado in un ristorante del Village a mangiare in un posto consigliatomi, non prima di essermi perso (ovviamente nella zona di Manhattan dove le strade non hanno più i numeri, ma i nomi) e di dover chiedere informazioni ad un tipo che passava di lì. Solo che mentre mi parlava cercavo di concentrarmi sul fatto se potesse essere uomo o donna, dato il trucco che aveva... Alla fine ho dovuto chiedere aiuto in un bar del posto...Ma la serata è finita più che bene, per fortuna, meritandosi un resoconto a parte.

Ritorno quindi felice e sazio in camera, quasi in contemporanea con il Mune, entusiasta come non mai per l'incontro di basket, dove la squadra di casa le ha prese di santa ragione, ma nessuno si è azzardato a utilizzare le mani per vendicare l'onor perduto. Anche questa è America.

Buonanotte e sogni d'oro.
(End of day 2 - continua...)
 

Pagliotz.