La prima puntata
ha raccolto un notevole successo tra i nostri
visitatori. Tra loro vale la pena citare il "Polacco"
dell'Atletica Varazze che, parole sue,
rischia il licenziamento pur di leggere
attentamente l'epico racconto sul monitor del
proprio ufficio.
Ma non perdiamoci in
quisquilie o pinzillacchere, è ora di proporvi la
seconda fatica letteraria del Paolo... con
calma, leggete con calma!
(sottofondo musicale
consigliato: "New York state of mind", versione di Carmen
McRae)
Nonostante le indefinite ore passate in piedi/viaggio, ed
essendo andati a letto alle 23.00 circa ora di NY, alle
04.45 avevamo già entrambi due occhi spalancati come due
fari nella notte. Faticosamente, cerchiamo di restare a
letto il più possibile per inserirci nei tempi americani, ma
alle 06.15 ci buttiamo giù dal letto (perché perdere tempo
inutilmente?). Alle 06.45 siamo già in mezzo a Times Square
per cercare di goderla con meno gente, ma inutilmente (c'è
un casino impensabile anche durante la notte, figuriamoci
alle prime luci della giornata).
Raggiungiamo Columbus Circle in tempo (alle 07.00) per
l'appuntamento con altri podisti (tali Pitbull e Politi), ma
costoro fanno di tutto per evitare di incontrarci,
andandosene addirittura in anticipo sull'orario (e pensare
che erano quelli che dicevano "Alle 07.00??? Ma sei scemo?
Io voglio dormire e riposarmi dal viaggio!!"). Fa nulla, nel
frattempo ci aggreghiamo (dovrei dire "ci imbuchiamo") al
gruppo di quelli di Terramia che si era messo in posa per la
loro foto nella stessa piazza nostra (se guardate la foto
che apparirà sui prossimi numeri di "Correre", io sono
quello con quell'orribile berretto giallo di Spongebob
dietro a Massini...).
Correre a Central Park al mattino presto è un'esperienza che
definire "irrealistica" è, per i nostri canoni, un
eufemismo. Non ci si può capacitare del numero di podisti
presenti a NY che corrono in Central Park. A parte la
settimana della Maratona, sono a conoscenza da fonti
attendibili che durante tutto l'anno frotte di podisti sono
presenti dalle 06.00 alle 22.00 ed oltre. E come potrebbe
essere altrimenti? Esistono un infinità di sentieri, parchi
dentro il parco, zone protette, laghi, piste di pattinaggio,
rilievi (vere e proprie "montagne rocciose" che spuntano dal
terreno). Entrare a Central Park vuol dire estraniarsi dal
concetto di città, che a NY non è poco. A partire dai
rumori, che in questo polmone verde sono attenuati al
minimo. Ci incontri podisti di tutti i tipi, dalle
stra-gnocche palestrate e sode agli ottantenni su cui non
punteresti un soldo bucato. Lì (ed anche in altre situazioni
che descriverò poi) capisci il senso dello sport americano.
Gli scoiattoli ti attraversano la strada tranquilli, i cani
sembrano addirittura essere felici di poterti correre al
fianco (http://tinypic.com/flin0i.jpg)
e sono incredibilmente giocosi ed affettuosi, non come
quelli dei parchi nostrani, che se non stai attento nei
movimenti bruschi si fanno colazione con i tuoi malleoli e
condiscono il tutto con qualche litro del tuo sangue... Ma
questo deriva dall'educazione che gli si impone, ed è un
discorso che andrebbe approfondito in altra sede/mail...
Terminiamo il nostro giro "introduttivo" alla città, e
trotterelliamo per la Fifth Avenue tornando in ostello per
la doccia. Qui prendo la decisione drastica, anche a causa
della mia schizzinosaggine, di non farmi la barba per tutto
il soggiorno, per non dover allargare tutto il mio
"necessaire" personale su tutto il comodo decimetro quadrato
esistente all'uopo ("..., but it's an hostel, not an
hotel"), nel nostro ampio e comodo bagno in comune... (no,
non "col Mune", ma proprio "in comune con altre camere"!).
Capitolo colazione: qui entriamo in un argomento a me caro.
Solitamente faccio colazione alternando yoghurt o/e latte
con cereali/ovomaltina/miele. A New York non possiamo farla,
per due motivi.Primo perché l'ostello non fa servizio
colazione, secondo perchè riuscire a fare una colazione
simile è improbo da queste parti, se non sei in un grande
albergo (e non era il nostro caso sicuramente). Proviamo ad
andare dallo Starbucks che si trovava proprio davanti alla
porta dell'ostello. Non l'avessimo mai fatto! E' diventata
come una droga per noi! In seguito ci siamo andati dalle due
alle quattro volte al giorno, fino alla fine della vacanza (http://tinypic.com/fliyyq.jpg,
e non so se notate la porzione). Urge però una spiegazione:
ovviamente a Manhattan i bar come li intendiamo noi non
esistono (o si contano sulla punta di una mano, e sono tutti
a Little Italy), e per bere un espresso abbiamo dovuto
aspettare di tornare in Italia ed arrivare in un autogrill
dopo il confine. Invece Starbucks è una multinazionale della
ristorazione (http://tinyurl.com/caabu)
molto popolare in USA, dove esistono numerose
possibilità di scelta di bevande e variazioni sul tema sul
caffé/cappuccino, vendono il loro caffè in grani o già
macinato, ed offrono golosissimi snack di complemento. La
qualità dei loro prodotti è assolutamente identica in tutti
(e sono tanti, ogni 100mt ne trovi uno, e non esagero) i
loro locali. Lo stile quindi è un po' come quello di
McDonald, dove trovi lo stesso prodotto fatto nello stesso
modo con gli stessi ingredienti, in tutto il mondo. La
filosofia è però al contrario (io la definisco "slow-drink"),
cioè tu ordini alla cassa, paghi, ritiri poco dopo al banco
successivo la tua consumazione (con il nome di chi te l'ha
preparata), e poi puoi stare lì dentro tutto il tempo che
vuoi, ma proprio tutto! Abbiamo addirittura visto una tipa
scrivere al portatile verso l'ora di pranzo, siamo andati in
giro per NY e all'ora di cena era ancora lì a scrivere!. Ho
sentito Guido Bagatta alla radio addirittura, spiegando cosa
siano gli Starbucks, dire che esisteva una persona che dava
ripetizioni di una materia scolastica dando appuntamento ad
un certo tavolo di un certo Starbucks. Fantastico...
Io ho sviluppato una certa dipendenza dallo "pumpkin spice
latte", praticamente un caffellatte con panna aromatizzato
con cannella e zucca. Due al giorno dovevano essere miei!
Magari accompagnati da un "bran muffin" o da un dolce al
cioccolato di cui non ricordo ora il nome...
I prezzi non sono proprio "popolari. Un caffé espresso (che
in ogni caso resta una cagata pazzesca, ché quando sciacquo
i calzini dopo una corsa resta fuori una brodaglia migliore)
costa 1,65 dollari, un cappuccino 3,10 ed il mio spice latte
3,80. Ma le porzioni (caffé a parte) sono ottime ed
abbondanti.
(Belin, mi accorgo solo ora che ho scritto una marea di robe
e sono solo alle 09.00 di mattina! Ora mi spiccio)
Mentre siamo di strada verso Ground Zero, ci fermiamo al
Madison Square Garden perchè il Mune vuole andare a vedere i
NY Knicks questa sera ed io lo accompagno a prendere i
biglietti, facendo in tempo a farmi fotografare insieme a
due miei miti (http://tinypic.com/flj2og.jpg).
Andiamo a Ground Zero, ed io mi commuovo nuovamente alla
vista dei bigliettini commemorativi vecchi e nuovi che
ancora oggi resistono al passare del tempo. Mi sorprendo un
po' facendo caso a come NY abia subito una trasformazione
notevole, rubando spazio al mare (paragonate la parte a
sinistra rispetto alle torri gemelle di questa foto del 1976
http://tinypic.com/flj3ie.jpg con una cartina attuale
della stessa zona). Passiamo anche per la Cappella di St.
Paul (questa una parte della facciata
http://tinypic.com/flj5eu.jpg e questa una raccolta di
"mani" lasciate dai visitatori o dai parenti dopo
l'attentato
http://tinypic.com/flj5nb.jpg), edificio confinante alle
torri rimasto miracolosamente indenne (a parte qualche verto)
dalla catastrofe del 2001. Anche questa visita merita
davvero.
Nel tragitto tra Ground Zero e Battery Park facciamo una
camminata lungo il bel lungo fiume (l'Hudson) cercando anche
un baracchino (o uno Starbucks) per mangiare almeno un hot
dog, ma siamo forse nell'unica zona di NY sprovvista di tali
postazioni e dobbiamo avventurarci nell'unico esercizio dove
ci possano vendere da mangiare: un sushi restaurant!
Titubanti entriamo, ma la scelta si rivelò particolarmente
azzeccata (http://tinypic.com/flj6g4.jpg).
Io continuavo a dire al Mune di usare le bacchette, per non
fare i cafoni, lui parlava nel frattempo con il susher
(voglio dire, con quello che tagliava il pesce. Perché? Come
si chiama se no?) cinese (pensa te, un cinese in un sushi
restaurant dovevamo beccare...), che gli confessava che
nella vita privata mangiava comodamente con le mani. Al ché
io mi becco un "Paglio, ma vai a cagare!", con conseguente
utilizzo di mani per la raccolta del cibo... Comunque, con
12 dollari a testa ci siamo riempiti la pancia per bene ed
in maniera leggera, per i canoni alimentari americani.
Visitiamo poi Liberty Island (qui, con i nostri potenti
effetti speciali, sollazzo la statua un po' come a Pisa si
regge la Torre
http://tinypic.com/flj914.jpg) ed Ellis Island, sulla
quale si dovrebbero spendere due parole per quello che ha
rappresentato per tutta l'America, ed un po' anche per tutto
il mondo. Si potrebbero fare rapporti sui fatti delle epoche
precedenti e su quella attuale, essere d'accordo o meno,
approfondire, ma mi sa che non tutti hanno voglia di
esprimersi pubblicamente al riguardo, e non mi va ora di
farlo (ma vedete a che ora spedisco?). Resta il fatto che
leggendo la storia di Ellis Island (e vorrei che fosse
conosciuta da tutti) non trovo un minimo di logica in quello
che succede ora.
Al ritorno dalle isole, le strade mie e del Mune si dividono
(non prima di un'incursione in un altro Starbucks). Lui va a
vedere i Knicks ed io vado in un ristorante del Village a
mangiare in un posto consigliatomi, non prima di essermi
perso (ovviamente nella zona di Manhattan dove le strade non
hanno più i numeri, ma i nomi) e di dover chiedere
informazioni ad un tipo che passava di lì. Solo che mentre
mi parlava cercavo di concentrarmi sul fatto se potesse
essere uomo o donna, dato il trucco che aveva... Alla fine
ho dovuto chiedere aiuto in un bar del posto...Ma la serata
è finita più che bene, per fortuna, meritandosi un resoconto
a parte.
Ritorno quindi felice e sazio in camera, quasi in
contemporanea con il Mune, entusiasta come non mai per
l'incontro di basket, dove la squadra di casa le ha prese di
santa ragione, ma nessuno si è azzardato a utilizzare le
mani per vendicare l'onor perduto. Anche questa è America.
Buonanotte e sogni d'oro.
(End of day 2 - continua...)
Pagliotz.