The end...
finalmente siamo giunti all'epilogo del
diario del Pagliotz a New York.
Dagli States ci arrivano notizie su una
possibile candidatura del nostro sfortutato
maratoneta al premio Pulitzer. Per ora
Paolo si accontenta del tributo di voi
appassionati lettori. Cala così il sipario
sull'ideale palcoscenico dal quale vediamo
Pagliotto inchinarsi a ringraziare chi lo
ha seguito su queste pagine ricevendo così i
meritati applausi... ma no, no, no!!! Ho detto
applausi... non ortaggi!!! Quelli li può
benissimo raccogliere nella piana di
Albenga dove dimora!!!
Beh... ragazzi, abbiamo
scherzato! Ora scucchiaiatevi l'ultimo
capitolo!
Sottofondo consigliato: My Way, di Frank Sinatra)
E' l'ultimo giorno di vacanza, e finalmente il Mune si
alza al mattino presto per correre dal giorno della
Maratona. Molti podisti hanno già abbandonato la
città, ma Central Park è ugualmente piena di gente che
corre o che va in bicicletta. E' anche il primo giorno
di relativo brutto tempo, è nuvoloso, la temperatura
si è abbassata e minaccia pioggia. Girando nel parco,
andiamo a cercare Strawberry Field ed il Dakota
Building, per rendere omaggio ad un Grande musicista e
poeta del secolo scorso. Troviamo con qualche
difficoltà il mosaico di "Imagine". Due anni fa l'ho
trovato tutto circondato di fiori (http://tinypic.com/fu55lg.jpg)
e foglietti, oggi invece lo trovo desolatamente vuoto
ed anzi protetto da transenne che ne preservino
l'integrità (!). La caratteristica di quest'angolo di
parco è quella di avere numerose panchine che
l'adornano, e su ognuna di esse vi era una targa che
indicava il nome del donatore (di panca) ed il motivo.
Che
generalmente è quello di poter dare, con questa panca,
la possibilità alle persone di potersi sedere e di
poter godere della pace (direi quasi mistica) che
questo luogo infonde (avrei anche una foto di una
targa donata da degli italiani, ma l'ho fatta con la
"usa e getta" e le foto sono ancora in attesa di
essere scannate dal Mune...).
Dopo l'ultimo giro del Jaqueline Onassis Reservoir (il
lago è dedicato infatti all'ex first lady, che veniva
a correre spesso qui intorno), ci attende il compito
più duro del viaggio: la ricomposizione delle valigie
e dei nostri beni. La difficoltà non sta proprio nel
fatto che ci dispiace fare i pacchi perché vuol dire
che lasciamo NY, ma un po' più materialmente è
praticamente quasi impossibile stipare tutto quello
che abbiamo comprato dentro le nostre valigie! Vi
evito di mostrare la foto che mi ritrae seduto sulla
valigiona da 150 litri, cercando di tenerla chiusa.
Ancora grazie che durante l'andata ho provveduto a
riempirla solo a metà in previsione di questo. Ho
dovuto mettere nel mio bagaglio a mano anche della
roba del Mune... Maledetto consumismo! :-)
Dopo
la colazione da Starbucks, lui va a fare le ultime
foto ed io vado in visita culturale (ebbene sì,
nessuno se l'aspettava, neh?) per musei. Prima tappa
il Guggenheim (foto non nostre:
http://tinypic.com/fu5hzb.jpg e
http://tinypic.com/fu5i13.jpg), che m'interessava
per un particolare dipinto che credevo essere lì (per
la precisione quel quadro composto da "nonmiricordoilnome"
fatto completamente di una particolare tinta di blu,
che mai nessun altro è mai più riuscito ad imitare. Un
po' vaga come indicazione, lo so...). Invece mi vedo
costretto a sciropparmi l'esposizione sugli artisti
russi (http://tinyurl.com/986rc).
Beh, "sciropparmi" devo dire che lo pensavo prima.
Invece, durante la visita, mi sono ricreduto ed ho
ammirato notevoli opere. Anche se forse (dico "forse")
ho fatto la visita al contrario. Cioè, nelle guide che
avevo della città (Lonely Planet e Corriere della
Sera) viene indicato un certo percorso di visita
(entrare, prendere l'ascensore e percorrere la spirale
dall'alto in basso), mentre il Mune (che mi ha
raggiunto in seguito) ha fatto il percorso inverso, e
notando che le icone religiose erano alla base della
spirale ed a salire tutte le altre opere, forse ha
avuto ragione. In ogni caso mi rifiuto di credere che
i quadri di Kandinsky abbiano un benchè minimo senso!
Se mi davano 30.000 lire e qualche tubetto di pittura,
li facevo meglio io (variazione sul tema "tre uomini
ed una gamba") ...
Poi è la volta del Metropolitan (foto non nostre, in
quanto facciata in restauro:
http://tinypic.com/fu5nup.jpg ), dove vado a
vedere "Van Gogh: the drawings". Solo che mi accorgo
dentro che i drawings sono i suoi disegni, e che
c'erano pochi dipinti (tra i quali però c'era uno dei
suoi fantastici autoritratti), ma comunque ne è valsa
sempre la pena (in attesa di andare a vedere a Brescia
lui e Gauguin a fine mese). Poi dovrei dirvi che mi
sono perso dentro quel cacchio di museo, ma non ve lo
dico per non fare figure del cavolo. Ma non possono
creare dei percorsi guidati, dato il fatto che è uno
dei musei più grandi del mondo??
Dopo che mi riincontro col Mune all'uscita del museo,
ci dirigiamo insieme verso un posto dove avere il
nostro ultimo pasto in terra americana, e lui mi porta
dove è stato lui due giorni prima, vicino all'Empire.
Dovrebbe essere una tipica "steak-house" americana
(secondo l'aspetto esteriore del locale), ma, a parte
la bandiera americana spianata ed appesa in mezzo alla
sala, di americano non c'è un bel nulla. La carne devo
dire che è buona, però quel belin di personale non
sapeva neppure l'inglese... Ma cacchio, allora appendi
la bandiera della tua nazione, ché io l'apprezzo
ancora di più, ma non venirmi a pigliare per il sedere
facendo credere ai turisti ed alla gente che qui
dentro sia America!
Dopo aver ritirato i bagagli dall'ostello, ci rechiamo
a salutare quelli dello Starbucks che ci abbracciano,
baciano e salutano piangendo... (non è proprio così,
tra un po' sono io che piango, però mi avrebbe fatto
piacere se l'avessero fatto, dopo quello che ci
abbiamo speso!). Tocca a me fermare un taxi in Times
Square, facendo addirittura battaglia con una
nanerottola che cercava di fregarmelo. Ho fatto valere
le dimensioni del mio trolley da 150 litri, che le
avrebbe fatto male in testa (fossi riuscito a
sollevare quel peso, ma non avrei dovuto fargli fare
troppa strada :-) ).
Inizia a piovere, e l'autobus parte dal Grand Central
Terminal diretto al JFK. Il Mune dormirà praticamente
da ora fino all'arrivo a Nizza, svegliandosi solo per
il tempo necessario per fare i check-in e salire sugli
aerei. Io invece passerò la notte in bianco, stretto
da una morsa composta da lui al mio fianco destro ed
una bionda con l'alito da fogna a cielo aperto alla
mia sinistra (e non ci hanno fatto l'upgrade in
business, questa volta). Inutile, non sono mai
riuscito a dormire in aereo, e non solo per il fatto
che su questo volo NY-Londra ci fossero stati una
numerosa comitiva di ebrei in contemporanea con degli
arabi (sapete che ridere una lite dal vivo?), ma è che
la posizione non me lo consentiva proprio. Dormire da
seduti? E come si fa???? Mi rifarò con le 16 ore
filate di sonno al mio rientro a casa.
Ma del mio viaggio a NY cose mi resta? Sicuramente
qualche foto e dei bei ricordi. Forse anche la voglia
di tornarci. Certamente anche
l'amarezza per non essere riuscito a portare a termine
la Gara, ma mi rifarò negli anni a venire. Ci sono
cose della Merica che apprezzo molto (la mescolanza,
lo spirito sportivo - nonostante il Tylenol -,
l'entusiasmo, la storia - seppur giovane -, etc.) ed
altre che invece non apprezzo (le armi, la mania di
grandezza materiale e morale, il sistema
assistenzialistico, la mancanza di volontà degli
immigrati ad inserirsi nel tessuto sociale, ed altre
"sciocchezze" simili ). Non so dire se sono fortunato
o sfortunato a non vivere là. Forse vedo l'America
come un paese bellissimo perché quando ci si va si è
turisti e
si sa che dopo si torna alla tranquillità di casa
nostra. Però, però... alla fine, tornando, sembra
davvero che finisca un gioco e che siamo costretti a
tornare "grandi". Ma tornerò ancora "bambino", prima o
poi!
Game over.
Pagliotz.