Pagliotz e la maratona, amore e odio. Il
nostro unico rappresentante alla New York
City Marathon si è ritirato al 18°
miglio vittima di una "nausea pazzesca"...
così come da stringatissimo sms inviato da
Paolo al Melo alcune ore dopo l'evento.
Nausea... pazzesca... un malessere forse
riconducibile ad una inevitabile crisi di rigetto
maturata dopo le innumerevoli disfatte
cronometriche, fisiche e psichiche
subite dal Pagliotto lungo i quarantaduemila
e centonovantacinque metri della
distanza cara a Bordin e a Baldini?
Mah, lo scopriremo forse leggendo il romanzo
della sua avventura che da oggi pubblichiamo
a puntate... Quante? Tenetevi forte! Neppure
noi lo sappiamo... da giorni continuiamo a ricevere le
sue mail relative alla trasferta e ci chiediamo
se mai avranno fine. Noi le pubblichiamo, sta a voi
leggerle...
Mo' beccatevi la prima!
se il sito ancora
esiste...:
(sottofondo musicale: "Leaving New York" dei R.E.M.)
Dunque, da che parte inizio? Dovessi iniziare proprio
dall'inizio, dovrei iniziare da tutti i film, telefilm
e documentari riguardanti l'America che ho visto nel
corso di questi miei ultimi 30 anni di vita. Ma
onestamente sarebbe eccessivo ed annoierebbe più di
una persona. Mi limiterò allora a far partire il conto
alla rovescia dal 06.11.03 (giorno del mio ritorno a
casa dalla mia prima trasferta newyorkese), passando,
come tappa fondamentale, per il 04.04.04 dove ho fatto
contemporaneamente primato personale e tempo di
qualifica per la Maratona di NY del 2005. Lì ho deciso
che sarei andato nuovamente a NY, ed ho martellato ai
fianchi più persone cercando di convincerne il più
possibile del mio gruppo, restando poi solo in due (io
ed il Mune, "quasi" compagno di squadra). Tralascierò
i diversi "tentativi" per riuscire a far stare dentro
ai tempi di qualifica altre persone che poi non sono
potute partire.
Inizierò invece dal primo giorno di trasferta, con la
sveglia alle 04.30 per passare a prendere il Mune a
casa e prendere l'aereo (British Airlines Nizza/Londra
e American Airlines Londra/NY) alle 08.00 da Nizza,
con intermezzo Londra Heathrow di due ore per la
coincidenza. Qui la prima nota degna di segnalazione.
Chiediamo naturalmente la possibilità di stare vicino
al finestrino, e per tutta risposta (dopo breve
consultazione con il collega) l'addetto al check-in,
con espressione dispiaciuta, ci comunica che posti
presso il finestrino non ce ne sono, ma che se
volevamo poteva assegnarci due posti in business
class... Noi accettiamo "a malincuore" (o almeno,
facciamo finta di dimostrare tale dispiacimento), e
facciamo così lo "sforzo" di sederci in mezzo ai
corridoii laterali su due belle, comodissime e larghe
poltrone in pelle, con braccioli simili a quelli del
mio divano a casa.
(Mune:
http://tinypic.com/fl8oyo.jpg)
Ogni sedile ha il suo monitor personale, indipendente
degli altri posti, con cuffie Bose, e
film/telefilm/programmi attuali in visione. Le
poltrone erano reclinabili quasi in orizzontale, con
poggia gambe, cuscino e copertina 100% lana (che, vi
dirò in tutta onestà, ora fa la sua porca figura di là
in soggiorno) in dotazione, così come anche una mini
trousse da viaggio con prodotti di necessità. Vi
lascio immaginare i commenti e le risate che io ed il
Mune ci facevamo, vedendo gli altri passeggeri
("stipati come vacche da macello" e "plebaglia" era il
nostro commento ironico più gettonato) sgomitare e
stringersi nella classe turistica. Non vi dico poi il
trattamento degli assistenti di volo nei nostri
riguardi. Prima del pasto ci hanno portato aperitivo
ed il menù, dal quale abbiamo scelto, tra molte
proposte, io "Grilled fillet of beef accented by
cherry and chocolate balsamic sauce, served with a
cheddar polenta cake and asparagus and celery medley"
e lui "Roasted chicken breast enhanced by bordolese
sauce, served with sauteed chard and carrots and
truffles celeriac puree" (ovviamente il tutto seguito
da abbondanti di dolce, doppio per me), anzichè i
vassoi pronti con pasta scotta rifilati alla
"plebaglia" là dietro... :-) Se penso che noi abbiamo
pagato euro 350 l'uno per il tragitto completo a/r, ed
invece il nostro vicino di sedia americano ne avrà
pagato almeno il triplo/quadruplo per il solo viaggio
Londra/New York...
All'arrivo a New York paghiamo però pegno,
passeggiando "allegramente" sul marciapiede del
terminal una bella ora abbondante in attesa del
pulmino privato che avevamo prenotato dall'Italia e
che ci doveva accompagnare all'ostello a Manhattan.
Ovviamente l'autista ci aspettava dentro e noi
l'aspettavamo fuori... Ma il trasferimento passa in
fretta con lui (Carlos, dell'Ecuador) che, appena
scoperto che eravamo italiani, iniziava a cantare le
canzoni di Nicola di Bari, Bobby Solo, Little Tony e
compagnia varia. E noi che potevamo fare? Abbiamo
cantato con lui a squarciagola con i finestrini
abbassati, mentre passavamo per le strade di Brooklyne
ed il Queens. Tra una canzone e l'altra io non potevo
fare a meno di notare che lì il traffico era sì
intenso, ma non eravamo quasi mai in coda fermi. Non
esistono le rotonde in America (perlomeno non tra il
JFK e Manhattan, oltreché in TUTTA Manhattan), eppure
si scorre via sempre bene, e questo resterà un mistero
insoluto per tutto la vacanza.
All'arrivo in ostello (Big Apple Hostel, 119 west 45th
street) pagavamo altro pegno. La pulizia della camera
era approssimativa, a dir poco. Capelli sul
coprimaterasso ed una struttura generale in stato di
semi abbandono mi portano a lamentarmi con la ragazza
(ovviamente ispanica) al ricevimento, ma lei, dopo
avermi portato lenzuola pulite con le quali rifarmi il
letto concludeva il discorso con un "..., but it's an
hostel, not an hotel.". Al chè io, ormai provato dal
viaggio, mi rifiutavo di ribatterle e portavo le
lenzuola in camera. I bagni fortunatamente sembravano
meglio tenuti e puliti rispetto alle camere, e questo
ci consolava non poco (anche se quei cacchio di cessi
con l'acqua fin sul bordo e la mancanza di bidet non
li capirò mai!)
Ci fiondiamo giù dalle scale per andare subito a
ritirare il pettorale, e passiamo da Times Square.
Ragazzi, non mi ci abituerò mai. Per quello che ho
vissuto io il passeggio a Times Square è paragonabile
solo all'arrivo a Venezia con la ferrovia o entrare
nella sala degli Uffizi dove è conservata la nascita
di Venere del Botticelli.
(metà piazza al mattino dopo:
http://tinypic.com/fl8q6r.jpg)
La sindrome di Stendhal colpisce entrambi e restiamo
due minuti abbondanti in mezzo alla piazza a naso all'insu
senza dire nulla, non potendo fare a meno di notare
che si è illuminati a giorno in qualunque ora si passi
di lì. 24 ore su 24 neon e schermi lcd enormi
(probabilmente anche al plasma) passano messaggi
pubblicitari, spot di spettacoli teatrali o televisivi
bombardano il passeggiatore da ogni angolo. Qui
praticamente non è proprio una guerra/competizione, ma
vince sul serio chi ce l'ha più grosso...
Il ritiro dei pettorali è velocissimo, tre minuti da
quando si entra nel Jacob Javits Center (Mune vicono
al cartello che indica il tempo mancante alla
partenza:
http://tinypic.com/fl8so2.jpg) a quando si lascia
la zona consegna buste, resta solo da far oltrepassare
indenne la carta di credito oltre la "barriera" degli
espositori che ti offrono tutto il possibile
immaginabile di prodotti per la corsa. Io decisi che,
data la stanchezza (grazie al fuso orario saremmo
stati svegli ed in movimento da quasi 22 ore) dovevamo
scappare via quasi subito da lì per fiondarci in
camera a dormire prima svenire su di un marciapiede
qualunque della 42nd street. E poi dovevamo anche
mangiare! Che c'è di meglio che inaugurare la
trasferta americana con bel piatto di rumentame vario
che i "deli's" ti offrono a qualunque ora del
giorno/notte? Ma optiamo per una semplice trancio di
pizza al volo da mangiare mentre tornavamo in ostello.
E mi sono proprio vantato di aver rubato (sì, proprio
così: ho RUBATO!) la coperta 100% lana della business
class da utilizzare sul letto per la notte. Non come
il Mune che ha dovuto utilizzare quelle fornite dalla
proprietà per non prendere freddo durante la notte, e
che è arrivato anche ad offrirmi dei soldi per non
essere costretto a dormire con i capelli (di altri)
addosso! Ma la stanchezza è stanchezza, ed una volta
sdraiati non ci si fa subito caso, addormentandocisi
subito, schizzinosi o no...
End of day 1 (continua...)
Pagliotz.